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In un futuro postapocalittico l’umanità è tornata allo stato primitivo. Un morbo si sta diffondendo e trasforma in una sorta di zombie chiunque venga a contatto con chi è già stato contagiato. Savan, il figlio del capo della tribù che vive in quel che un tempo era il parco di Grey Rock, insieme alla sua compagna Dorel e a Kaleb, l’unico che sappia leggere, sfuggono a un attacco dei non morti mentre parte della tribù cerca rifugio in una grotta.

L’elegante e felina fisicità della sua recitazione ha sempre riscattato la qualità dei blockbuster interpretati. Un’energia fisica pronta a scatenarsi sul ring di Mann o a ridursi nella New York svuotata di Francis Lawrence. Dopo aver prestato il suo corpo alla noble art (Alì), con inusitata umiltà, e aver infranto la sua immagine “leggera”, incarnando l’ultimo uomo della terra assediato e sconfitto, oggi è il super(anti)eroe (in)frangibile nell’ultimo film di Peter Berg.

L’uomo, tenendo bene a mente che aveva una famiglia da mantenere, cercherà comunque di fare il possibile perché, nonostante le difficoltà economiche, si vivesse felici. Diventato rivenditore di frutta e verdura al Central de Abasto, sarà fonte di enorme ispirazione per Inarritu che vedrà nel padre le doti di un guerriero. Da adolescente, fra i 17 e i 19 anni, Inarritu attraversa l’Atlantico su una nave da carico all’interno della quale lavora come mozzo.

Dopo la Rosa Bianca dei fratelli Scholl vista con gli occhi della giovane Sophia e la Rosenstrasse di tutte le donne che protestarono contro la deportazione dei propri mariti, ancora una volta il cinema che incontra una storia di resistenza femminile non si contenta di mostrare la dissidenza al totalitarismo ma vuole “anche le rose”. Le 13 rose racconta così di altrettante giovanissime donne ispaniche che, all’indomani della Guerra civile, divennero le prime vittime innocenti di un neo regime totalitario bisognoso di urlare la propria forza attraverso braccia alzate, canti d’orgoglio nazionalista, processi farseschi e punizioni eccellenti. Attraverso un’alleanza fra forze e capitali sia spagnoli che italiani, Le 13 rose utilizza un’appassionata ricostruzione di una delle infinite ingiustizie della Storia lavorando sulla componente dialettica; così che oltre alla naturale distinzione ideologica fra collaborazionisti e dissidenti, vi oppone anche una visione di “gender” che vede da una parte un gruppo di uomini capaci solo di fuggire, tradire e torturare, e dall’altra le vite di tredici giovani “senza spine” che pagarono con la vita il loro amore per l’arte, la libertà e l’umanità.Prima, di quattro puntate, da domani 12 maggio 2009, Canale 5 manderà in onda il film tv diretto da Ricky Tognazzi.

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