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Et moi!” (1991), “La cicogna si diverte” (1992), “Colpo di sole” e “Il clan delle vedove” (1996), senza dimenticare lo strepitoso successo e i consensi della critica strappati nell’interpretazione della ladra Céline ne “Madame Lupin”, nella stagione 1997 98. Eppure non abbandona quel suo lato domestico e quotidiano che la fa recitare nella soap opera italiana “Un posto al sole”, nelle miniserie “Compagni di scuola” (2001) e “Una famiglia in giallo” (2005), dove è l’amata nonna investigatrice Caterina. Apprezzata doppiatrice è stata la voce di Natalie Wood e Maggie Smith.Non vi basta ancora? Nemmeno a lei: lavora ininterrottamente, senza pause da quando ha messo per la prima volta il piede sul palcoscenico, diventando una delle più apprezzate attrici italiane.

Sperimenta perfino la scrittura cinematografica come sceneggiatore (e attore) del film di Corbucci Bello mio, bellezza mia (1982), cui seguirà la sua prima prova da regista in Ternosecco (1987) con Victoria Abril.Lo zio indegno di Franco Brusati e Il male oscuro di Monicelli sono i primi due film degli anni Novanta e gli permettono, ancora una volta, di sottolineare la sua duttilità in ruoli drammatici. Cristina Comencini e Giuseppe Ferrara gli offrono una parte in alcune delle loro opere migliori, ma Giannini sembra essere perfetto in tutto ciò che fa, perfino nel doppiaggio. Voce italiana di Jack Nicholson, Al Pacino, Michael Douglas, Gérard Depardieu e Dustin Hoffman, oltre a ricevere i complimenti di Kubrick per il suo doppiaggio per Shining, ottiene il Nastro d’Argento come miglior doppiatore maschile nel 1994 per Carlito’s Way (1993) come voce di Pacino, oltre che (lo stesso anno) il terzo David come miglior attore (ma non protagonista) per il film di Giacomo Campiotti Come due coccodrilli.Padre padrone nel romantico Il profumo del mosto selvatico (1995) di Alfonso Arau, arriva l’ennesimo David per Celluloide di Carlo Lizzani (1995).

Pur appartenendo allo stesso periodo storico e ritraendo la medesima società giapponese appena uscita dal disastroso conflitto mondiale, Uomo Tigre e Rocky Joe hanno un tono e un ritmo di racconto differente. Se, infatti, entrambi questi eroi seguono la via della redenzione attraverso lo sport (che equivale a una vera e propria lotta fisica), nel caso dell’eroe mascherato la divisione tra ciò che è Bene e cioè che Male è netta, e acquista una valenza pedagogica per lo spettatore. Lo stesso cambiamento di Naoto è repentino, egli modifica sostanzialmente i propri valori nel giro di una manciata di episodi.

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