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Sono questi gli anni del suo ritorno a teatro con la rivista “Arcobaleno” scritta da Dino e Gustavo Verde e con “Vespro della Beata Vergine” (1995).Arriva un po’ claudicante, per via di un incontro un po’ troppo ravvicinato con i suoi fans. “Ero a Los Angeles con la mia famiglia quando ho incontrato un gruppo di italiani che volevano farsi la foto con me. Grandi feste, grandi abbracci e nell’emozione sono scivolato, facendomi male al ginocchio.

Peccato, perché Zalone è bravo, ha cultura, sarebbe un pezzo da ’90 ma preferisce riproporre all’infinito un personaggio che funziona di più sui palchi del cabaret. In quasi 2 ore di film tutti i limiti vengono invece a galla. Ho visto anche gli altri film di Zalone, e non sono migliori.

Ben 600.000.000 dollari: è questa la cifra di incasso mondiale fatta da Harry Potter e la pietra filosofale. E lei ha contribuito a quella cifra, nel suo piccolo, vestendo i panni, che indosserà ancora e ancora, della bonaria e affettuosa madre del pel di carota Ron Weasley, migliore amico di uno dei maghetti più famosi al mondo. Difficile resistere al suo sguardo caloroso e a quel mezzo sorriso fatto e che, incurante delle rughe increspate intorno alle labbra, è regalato con tanto amore a Harry Potter, ma anche a chi, come lo spettatore, sta di fronte a lei.Sua madre aveva desiderato ardentemente per lei un mestiere diverso, come quello dell’infermiera, ma Julie l’ha dovuta deludere, scegliendo invece il mestiere dell’attrice e mettendo sui binari del conflitto il loro rapporto.

L’eccentrico professor Abronsius (Jack Mac Gowran), autore di importanti studi sul fenomeno del vampirismo, arriva con il suo buffo e svanito assistente Alfred (Roman Polanski) nei pressi di un castello in Transilvania: naturalmente a caccia di vampiri. Una volta penetrati all’interno, Alfred nota ben presto la bella locandiera Sarah (Sharon Tate, allora compagna di Polanski), e quando questa verrà rapita dal conte von Kroloc, i due partiranno per portarla in salvo tra mille peripezie. Nonostante la trama possa trarre in inganno, fin dal titolo italiano del film (che è conosciuto anche come Dance of the Vampires, Pardon Me, Your Teeth Are in My Neck) si comprendono le intenzioni del regista, non certo interessato a realizzare un horror, ma nemmeno una vera e propria parodia del genere.

Berlino chiama i giovani a creare. Li richiama alla presenza consapevole nel mondo, ad abbandonare il ruolo di inani simulacri di una realtà scura, impersonale come l’album di Ickarus nel principio, morta come i suoi compagni nel declino (Pisello e Jenny), assente e allucinata come i residenti del centro recupero. Berlin Calling come London Calling, dunque? Istillare una volontà di risveglio creativo, una rinascita dello spirito vitale, una rivoluzione, come quella punk, narrata dai Clash, ora in veste Elettro e minimal, che riunisca le forze dei cuori e delle menti giovani nella faticosa lotta contro il vuoto.

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