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Si tratta di un racconto autobiografico?Virzì: Dentro il film c’è un desiderio di far pace con la vita, ma ce ne siamo accorti strada facendo, quasi guardando il film finito. Volevamo raccontare qualcosa a cui volere molto bene. Ma non si può parlare di autobiografia; io non sono Bruno, anche se ho cercato di imbruttire Mastandrea e di accentuarne la pelata, e Stefania (Sandrelli) e Micaela (Ramazzotti) non sono la mia mamma.

I contenuti pesanti, certo non per tutti gli stomaci, rappresentano allo stesso tempo potenza espressiva e limiti di un’opera che fa genere a sé. Riduttivo e superficiale archiviarlo come semplice “horror”.Takashi Miike scelte uno stile e atmosfera registica completamente diversi rispetto a il suo capolavoro (per la critica) Ichi the Killer. Qui il ritmo, anche nelle scene più truculente è rarefatto e misurato, e come dargli torto? La tensione è palpabile dall’inizio alla fine e per paradosso non ci sarebbe bisogno di caratteri morbosi o altri contenuti per impressionare: basta proprio l’atmosfera..

Da quel momento in poi comincerà un’inevitabile gavetta che lo condurrà al cinema solo nel 1945 con il film di Christian Jaque Sortilèges.I grandi registi e il meritato successoDi bell’aspetto e denotato da uno charme da macho, si sposa con l’attrice svizzera Eléonore Hirt, dalla quale avrà (prima del divorzio) la sua unica figlia: Anne Cordélia. Il suo volto è ancora sconosciuto, anche se, nella prima parte della sua carriera, viene diretto da grandiosi registi come Jean Renoir (French Cancan) e René Clair (Grandi manovre). Ma è proprio grazie a quei film che richiama l’attenzione di Luis Buuel con il quale collabora fra il ’56 e il ’74, ovverosia in quel periodo estroso del regista spagnolo in cui si spinge il surrealismo all’estremo.I grandi autori del cinema francese (e non solo) si accorgono di lui: Jean Luc Godard ne fa il marito di Brigitte Bardot in Il disprezzo, Alain Resnais lo contrappone a Yves Montand in La guerre est finie e poi finalmente passa nelle sapienti mani dell’ottima Agnès Varda che lo dirigerà in Les Créatures e Josephine.

E così, dopo l’abbuffata indipendente del 1996, l’anno successivo arriva la chiamata per affiancare Julia Roberts ne Il matrimonio del mio migliore amico. La Diaz interpreta la parte della ricca e ingenua Kimmy, giovane e ricca studentessa in procinto di sposarsi con Michael. Dovrà vedersela con Julia Roberts nei panni della critica gastronomica Julianne, fidanzata storica di Michael, decisa a riprendersi la sua vecchia fiamma.

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